lunedì 28 gennaio 2013

La torta della merla


Gli ultimi tre giorni di gennaio, ritenuti i più freddi dell’anno, sono conosciuti come i “giorni della merla”. Secondo una leggenda padana, una merla per sfuggire ai rigori dello scorcio di gennaio, si sarebbe riparata in un comignolo. A causa della fuliggine,  da bianca che era, ne uscì nero fumo. E’ da allora che tutti i merli diverranno di piumaggio scuro. Dietro a questa leggenda vi è tutto un sostrato culturale ricchissimo, riferibile alla tradizione contadina dell’area padana e prealpina. Si crede che tanto più i ‘giorni della merla’ siano freddi, tanto prima arriverà la primavera.  Secondo un’antica credenza, il canto del merlo annuncerebbe i primi tepori primaverili: “quando canta il merlo siamo fuori dall’inverno”. In omaggio a questo convincimento, nei comuni che si affacciano sull’Adda, il 30 di gennaio è usanza intonare il cosiddetto ‘canto della merla’. Un caratteristico canto popolare caratterizzato da un vivace ‘botta e risposta’ tra i cantori assiepati sulle due rive opposte del fiume. Con questo canto si intende sollecitare l’arrivo della bella stagione. Inoltre, il numero ‘tre’ (i ‘tri dì’ della merla) va letto in chiave simbolica, come simbolo propiziatorio. Mentre, nel cambio di colore dell’uccello, da bianco a nero, andrebbero ravvisate le tracce di un antico rituale di iniziazione. I “giorni della merla” si configurerebbero, dunque, come un periodo di passaggio, uno spartiacque tra inverno e primavera, accompagnato da tutto un ricchissimo corredo simbolico tipico di questa epoca dell’anno. E’ in tale cornice che vanno lette le numerose tradizioni della val Padana, ma anche del Piemonte e della Lombardia, legate agli ultimi tre giorni di gennaio. Si cerca di esorcizzare il buio e il gelo, di sconfiggere le fredde brume padane  con canti, falò, mascherate e botti. Tutti riti propiziatori legati alla cacciata dell’inverno che trovano il loro momento topico nell’accensione dei fuochi lungo l’argine del Po e dei suoi affluenti. Il momento di raccoglimento intorno ai falò diventa l’occasione per gustare i piatti della tradizione, come salamelle, polenta e ‘sbrisulun’. La torta sbrisolona, così denominata per la sua friabilità, originaria del mantovano, risalirebbe all’epoca dei Gonzaga.

Storia della sbrisolona
Simbolo della pasticceria mantovana, questa torta chiamata anche sbrisolina o sbrisulada, deve il nome alla sua friabilità, alle briciole grandi e piccole che si formano quando viene spezzata per essere consumata.
L’origine del dolce sarebbe contadina, come testimonierebbe l’uso della farina di mais, ingrediente fondamentale della ricetta nata a cavallo tra '500 e '600. Sembra che la si preparasse in un’occasioni speciali, come la nascita di un bambino o una promessa di matrimonio, per poi essere conservata a lungo.
La sbrisolona si nobilitò con l'arrivo alla corte dei Gonzaga che la arricchirono introducendo zucchero, spezie e mandorle.
Nella tradizione lombarda questo dolce era chiamato “torta delle tre tazze” per l’eguale quantità, misurata in tazze, dei suoi tre ingredienti principali: farina gialla, farina bianca e zucchero.
Con il passare del tempo la ricetta, interpretata con varianti popolari o borghesi, ha avuto diversi ingentilimenti: minore presenza di farina di mais, sostituzione dello strutto con il burro, maggiore morbidezza del composto.

Ricetta ( Sbrisolona dal tacuinum de' dolci )

Ingredienti : 200g di farina, 200g di farina gialla di mais, 200g di mandorle pelate, 150g di zucchero semolato, 100g di burro, 100g di strutto, 2 tuorli, Baccello di vaniglia, 1 limone, Zucchero a velo, Sale.


Preparazione
Mischiare le farine e unire le mandorle tritate, lo zucchero, la vaniglia, la scorza grattugiata del limone, i tuorli, un pizzico di sale e per ultimi il burro con lo strutto. Lavorare gli ingredienti fino ad ottenere un impasto non uniforme e con dei piccoli grumi. Versare il tutto in una tortiera imburrata. Passare in forno medio e togliere quando la superficie sarà dorata. Servire la torta, spezzandola senza l’uso del coltello, cosparsa con zucchero a velo.

Fonte: TaccuiniStorici.it 



mercoledì 23 gennaio 2013

Il panettone gastronomico


Ingredienti Panettone: farina g 500 - latte g 250 - burro g 80 - zucchero g 40 - lievito di birra g 15 - sale g 10 - 3 tuorli - farina e burro per la spianatoia e lo stampo - Farcia (mousse): una faraona - mascarpone g 250 - prosciutto di Praga, a fettine, g 200 - panna fresca g 200 - 4 scalogni - salvia - alloro - burro - pasta di tartufo - tartufo nero - Brandy - sale – pepe

Preparazione:
Lavorate gli ingredienti nell'impastatrice; lasciate lievitare la pasta per un'ora, quindi sgonfiatela sulla spianatoia infarinata, fatene una palla, mettetela nello stampo cilindrico a cerniera, imburrato, infarinato, e ponetela a lievitare di nuovo finchè avrà quasi riempito lo stampo; a questo punto infornate il panettone a 180 °C per 45' circa.
Preparate 3 farce: la prima con il burro lavorato con uno scalogno tritato fine, salsa Worcester e succo di limone; la seconda con la maionese mescolata con poca pasta d'acciughe; la terza con la robiola, il trito aromatico, sale e pepe. Spalmate 4 dischi con ciascuna farcia. Sovrapponeteli e completate quelli al burro con le fettine di storione, quelli al maionese col prosciutto e tagliate ciascuna coppia di dischi in 6 spicchi uguali, poi ricomponete il panettone iniziando dalla base. Al primo strato fate seguire gli altri, sovrapponendoli così da alternare i sapori; completate il panettone con il suo cappello e decoratelo con olive, filetti d'acciughe, ciuffi di robiola (circa 1/3 della farcia) e pomodoro fresco.

Fonte: La cucina italiana.it

giovedì 17 gennaio 2013

Il Ciambellone

Questo è una preparazione a forma rotonda con il buco in centro fatto con pasta ben lievitata.
Gli ingredienti di base sono farina, uova, latte, zucchero, olio d'oliva, lievito e liquore, con l’eventuale sostituzione dell'olio con il burro.
Presso la società contadina era il “dolce delle folle”, indispensabile presenza nei principali appuntamenti della vita comunitaria: battesimi, cresime, matrimoni, feste familiari. 
In genere concludeva anche le sette portate previste per le libagioni del giorno della trebbiatura del grano, servito a fette e farcito di una crema cotta nel paiolo di rame.
Nelle Marche è uno dei dolci tradizionali, che nell’area del Montefeltro diventa il “biscott” se preparato con acqua al posto dei grassi

Fonte: TaccuiniStorici.it 


Il Ciambellone della nonna

Ingredienti per 12 persone
4 uova, 250 g zucchero, 400 g di farina 1/2 bicchiere di latte 1/2 bicchiere di 
olio extra vergine d'oliva qb di buccia di limone grattugiato 1 bustina di 
lievito qb di burro.

Preparazione
Accendete il forno a 175 gradi.
Mescolare con un frullatore uova e e zucchero, dopo di che aggiungete la farina 
setacciandola con un passino. Una volta che il composto è ben amalgamanto 
aggiungete il latte e l'olio e mischiate bene, sempre con il frullatore. Aggiungete un 
pò di buccia di limone grattugiato per dare il profumo e imburrate la teglia 
(ovviamente a forma di ciambella) per bene per non far attaccare il ciambellone. 
Infine aggiungere il lievito ben setacciato (altrimenti la ciambella non viene bene), 
amalgamate molto bene, mettete in teglia e infonrate per 20/25 minuti.
Il ciambellone sarà pronto quando infilando uno stecchino lungo per spiedini, il 
legno dello stecchino è ben asciutto.
Levate dal forno e lasciate freddare bene.
Per mantenere il vostro ciambellone morbido anche una volta aperto, potrete 
metterlo su un piatto coperto da un tovagliolo umido e il tutto (piatto compreso) 
chiuso in una bustina di plastica. Resterà come appena fatto!

mercoledì 7 novembre 2012

Avvicinandoci all'11 Novembre........

Sammartinelli

Ingredienti:
900 g farina 00, 250 g zucchero, 160 g di olio d'oliva, 50 g lievito di birra (o due bustine di quello istantaneo in polvere), 30 g semi di anice, 172 cucchiaio di polvere di cannella, acqua calda q.b.

Procedimento:

Sul piano da lavoro create la classica fontana, dopo aver mescolato bene farina, zucchero, cannella e anice e lievito (se usate quello in polvere); fatto il buco al centro della fontana, iniziate ad aggiungere prima l'olio e poi l'acqua (se state usando il lievito fresco, scioglietelo in questa), sempre amalgamando poco per volta con gli ingredienti secchi; impastate il tutto per circa 20 minuti in modo energico sino ad ottenere un composto liscio ed elastico. 
Lasciate lievitare per un'ora e creato la tipica forma a chiocciola; riponete le chiocciole a lievitare nuovamente per almeno 10 minuti e poi infornate il tutto a 180° C sino a doratura.

lunedì 22 ottobre 2012

Birretta veramente buona. Da provare assolutamente


Durante l’ottocento Brooklyn fu la culla di una grande e fiorente comunità di origine tedesca. Giusto per assecondare i luoghi comuni, Germania=Birra, perciò gli immigrati teutonici pensarono bene di installare decine di birrerie, in particolare nella zona vicino al canale Gowanus. Fino anni agli anni ‘20 l’area ospitava una cinquantina di birrifici, quasi tutti Brauerei, che purtroppo chiusero durante il proibizionismo.
La tradizione non fu più ripresa e l’enclave si disperse per New York. Ma nel 1988 i lungimiranti Steve Hindy e Tom Potter capirono che il clima era pronto per ritornare alle origini e fondarono la Brooklyn Brewery a Manhattan e nel 1996 rilevarono una vecchia panetteria kosher di Brooklyn e la riadattorono a birrificio. Oggi producono moltissimi tipi di birra, anche se la loro punta di diamante è la Brooklyn Lager, che a New York si trova un po’ ovunque e che al palato europeo sembra più una birra ambrata.
Due terzi della birra arrivano da Utica, nello stato di New York, ma l’idea è quella di riportare a Brooklyn almeno il 50 per cento della produzione.
La Brooklyn Brewery è al 79 di North 11th street si trova la Brooklyn Brewery e la potete visitare durante i fine settimana: il venerdì è aperta dalle 18 alle 23, mentre sabato e la domenica sono previsti tour guidati e gratuiti nel pomeriggio. Per prenotare mandate un’email a tours@brooklynbrewery.com.
Hanno da poco aperto una succursale sui Navigli a Milano.

Fonte: http://www.inewyork.it/

domenica 21 ottobre 2012

In cucina sono tradizionalista, però.........


La grammatica dei sapori e delle loro infinite combinazioni si propone come uno dei libri di cucina più originali e creativi attualmente sul mercato.
L'autrice, l'inglese Niki Segnit, stanca di affidarsi alle più o meno celebri raccolte di ricette, presenta un esclusivo manuale  rivolto a chi è alle prime armi, ma anche a cuochi esperti e a chiunque voglia imparare a sperimentare in cucina, con brio e con un tocco di personalità.
Niki Segnit, per la redazione di questo interessante volume, si è ispirata agli abbinamenti inusitati e sorprendenti di grandi chef del calibro di Heston Blumenthal, Ferran Adrià e Grant Achatz, e soprattutto alla loro profonda conoscenza dei legami tra i sapori.
La grammatica dei sapori ......... si rivela così un prezioso compendio che esplora in modo dettagliato gli accostamenti e le assonanze tra i sapori, dai più classici ai più insoliti, coniugando precisione empirica e impressioni poetiche.
Partendo da 99 ingredienti base, i più utilizzati nelle cucine, nei ricettari e nei menù dei ristoranti, Niki Segnit prende in esame più di 900 combinazioni raggruppate in 16 grandi famiglie di sapori: speziati, di bosco, agrumati, di terra, sulfurei, senapati, solo per citarne alcuni.
Per ogni accostamento l'autrice si sofferma sui risultati gustativi, associa idee, immagini e sensazioni, proponendo anche alcuni esempi di ricette.
E' così che la Segnit ci invita a scoprire le segrete corrispondenze tra cumino e barbabietola, che non sembrerebbero condividere nulla, a parte qualche nota di terra, mentre invece impariamo come la dolcezza della barbabietola venga esaltata dall'aroma di fumo e agrumi peculiare del cumino, e come insieme possano dare vita a una zuppa dai sapori complessi.
E ancora scopriamo come le ciliege siano in grado di esaltare l'agnello e il pesce affumicato, e come il cioccolato bianco si abbini perfettamente con la mora di rovo, lo zafferano e il caviale.
La Segnit propone così un volume ricco di essenziali suggerimenti pratici ma anche di osservazioni simpatiche ed originali, ad esempio paragonando sedano e aneto a una coppia di settantenni la cui conversazione è meritevole di attenzione.
La grammatica dei sapori .......... si offre quindi al lettore come una sorta di grammatica-vocabolario, permettendogli di apprendere tutti gli strumenti necessari per sperimentare in cucina, realizzando nuovi e gustosi piatti.
Un manuale indispensabile per chiunque desideri imparare a padroneggiare con sicurezza la complessa arte culinaria, ma anche un testo brillante ed ironico, la cui lettura si rivela avvincente come quella di un romanzo.

mercoledì 19 settembre 2012

Povero si, ma buono !!!



La Panzanella

4 fette grosse di pane toscano raffermo
2 pomodori maturi
2 filetti di acciuga sott’olio
1 cipolla rossa
1 cetriolo
1 costa di sedano
1 cucchiaio di capperi
1 ciuffo di basilico
10 olive nere
4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
4 cucchiai di aceto rosso di vino
sale qb
pepe qb

Prendete il pane raffermo e mettetelo a bagno in una terrina con 1 bicchiere d’acqua e aceto per 10 minuti, quindi strizzatelo bene e sbriciolatelo con le mani mettendolo da parte in una ciotola.
Tagliate i pomodori a dadini, affettate a rondelle la cipolla, tritate il basilico, sbucciate e affettate il cetriolo, sminuzzate i filetti di acciuga. Mettete tutto nella terrina insieme al pane sbriciolato, aggiungete i capperi e condite con olio extravergine di oliva, un pizzico di sale e una macinata di pepe, mescolando bene. Lasciate riposare in frigo per almeno un’ora e servite freddo guarnendo con foglie di basilico.

Lo stile non è ispirazione. (Vincenzo Cinaski Costantino)

Lo stile non è ispirazione. E’ un atto di coraggio. È la nostra voce e, attraverso di esso, esprimeremo la nostra personalità. Ci vuole coraggio, quindi, per non nascondersi o indossare una maschera.Se ci pensate, però, è proprio quello che fanno i grandi scrittori: mostrano loro stessi e si rendono “riconoscibili” grazie al loro stile. Non è tanto (o solo) per quello che scrivono che li ammiriamo, ma anche per come lo scrivono. Ricorda: forma e contenuto devono danzare allo stesso ritmo, altrimenti si pesteranno i piedi. Due sono i nemici da cui dovrai guardarti maggiormente: pigrizia e paura. La pigrizia ti porta a cercare scorciatoie, ad accettare regole o strade percorse da altri senza chiederti se sono quelle giuste per te. Prima di ingoiare qualunque cosa ti sia offerta, devi masticarla per un po’ e valutare se davvero ti piace. La paura, invece, è un nemico più subdolo, si insinua senza far baccano e ti immobilizza: temi di sbagliare, di non saperti esprimere, di essere frainteso o, peggio, rifiutato.

lunedì 10 settembre 2012

E prima era il 30 giugno


Il countdown segna meno 12 giorni da oggi. Tanto manca al concerto dei Radiohead, che dovevo andar a vedere 3 mesi fa. Il tour italiano della celebre band di Oxford guidata da Thom Yorke partirà il 22 settembre dall'Ippodromo delle Capannelle, dove avrebbe dovuto cominciare il 30 giugno scorso e alternerà brani dell'ultimo album, "The king of limbs", a successi dei precedenti, da "Ok Computer" a "Kid A".
Non vedo l'ora, ed intanto mi consolo con questa.


L'illustre maestro nonchè concittadino, in mostra a Roma


Mario Giacomelli









http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2012/09/10/foto/mario_giacomelli_l_artigiano_della_fotografia_in_mostra_a_roma-42279071/1/?ref=HRESS-16

sabato 8 settembre 2012

Consiglio spassionato e birroso

Una delle birre più buone che io abbia mai bevuto......e nei miei 45 quasi, ne ho bevute ..! ( Considerando sempre la soggettività eh ! :-) Leggera+Amarognola+Rinfrescante = Beverina



http://www.lacotta.it/

giovedì 6 settembre 2012

Dolcetto surrealista


Passando davanti alla stanzetta dove sto scrivendo questo post, ho appese tre stampe di Salvador Dalì e gurdandole, mi è ritornata in mente la passione dell'artista per il cibo, specialmente per le uova e per il pane; passione che traspare in molte delle sue opere.
Basti pensare al suo stesso Museo di Figueres con enormi uova scolpite e con la facciata costellata di forme del tipico pane catalano a forma di triangolo.
Oppure alle tante volte che ha raffigurato nelle sue opere le uova al tegamino.

Il maestro amava anche i dolci e dunque questa sera, vi delizierò con una
dolce ricettina catalana







FLAONS DE FIGUERES (Agnolottoni dolci catalani)



Ingredienti:
230 g di farina, 180 g di olio di oliva, 70 g di acquavite, 80 g di zucchero
1 uovo, cannella in polvere


Procedimento:

Preparare innanzi tutto la pasta frolla. In una ciotola mescolare con le mani l'olio, l'acquavite e lo zucchero fino a quando lo quest'ultimo si sarà totalmente sciolto. Aggiungere lentamente la farina continuando a mescolare. Lavorare bene fino ad ottenere una pasta liscia, omogenea e non eccessivamente dura. Lasciare riposare per 5 minuti.
Preparare nel frattempo il ripieno.
Schiacciare la ricotta fresca con una forchetta e aggiungervi lo zucchero, le mandorle tritate, e un po' di cannella secondo il gusto di ognuno.
Continuare a lavorare la pasta e poi dividerla in piccole palline. Schiacciarle e disporvi sopra il composto. Piegare in due, formando una specie di agnolottone, e piegare i bordi della pasta, formando una sorta di cordone.
Passate i flaons uno alla volta nell'uovo sbattuto e poi nella cannella mischiata con lo zucchero. Disporli su una piastra e cuocerli in forno riscaldato a 150º per 5-10 minuti.
Si servono freddi o appena tiepidi: si accompagnano bene con un calice di cava molto freddo, ma per i bambini anche con il latte o la cioccolata calda in inverno.




lunedì 3 settembre 2012

Oggi roba seria , anzi serissima


"Chi sei? Dietro la porta so che ci sei! Ti riconosco dai passi tuoi! Non dire il nome, non dire che vuoi! So già......chi sei!!!
Questo era l'inizio di una canzone di Renato Zero, forse del 1978, che mi è tornata in mente quando oggi pomeriggio ho sentito bussare alla " porta ", io già lo sapevo già che era il mio Ghost writer che mi diceva :  "post ?"
Ho pensato solo ad una cosa: " Ma sono le cinque del pomeriggio cazzarola!!!":-)
Vabbè comunque vi volevo perlare di un articolo che ho letto un po' di tempo fa sul sito accademiaitalianacucina.it (del Prof. Giovanni Ballarini, accademico nella Delegazione di Parma dell’Accademia Italiana della Cucina dal 1986)  e che parlava dell' analfabetismo gastronomico, con cui mi sono trovato molto daccordo e che cercava di illustrare la strana dicotomia che caratterizza l’attuale cucina e soprattutto la gastronomia italiana. Mi spiego.
 Da una parte assistiamo all’indiscutibile successo dei grandi cuochi italiani che stanno portando la nostra cucina di qualità in tutto il mondo.
Da un’altra parte vi è una dilagante espansione di un analfabetismo funzionale di tipo gastronomico, al quale è necessario fare attenzione.
La straripante diffusione di libri, articoli e trasmissioni televisive dedicati alla cucina non ci deve far illudere  e men che meno dimenticare, dell’esistenza e del continuo espandersi nella popolazione  italiana, dell’analfabetismo culinario e gastronomico, che è dovuto in parte all’analfabetismo funzionale il quale in Italia riguarda ben oltre la metà della popolazione, che ha difficoltà di comprendere un testo scritto con un discorso compiuto per il quale si richiede una sia pur minima riflessione ed interpretazione ( però disintegrano le scuole e le università pubbliche, vabbè questo è un mio pensiero e non centra niente ). Una condizione poco nota ai più, ma che spiega il successo della comunicazione non scritta, per immagini fisse e soprattutto mobili, o nella quale lo scritto è ridotto al minimo: semplici frasi e non discorsi. Un analfabetismo funzionale di tipo culinario gastronomico in continua ascesa e del quale è corresponsabile anche l’espandersi di trasmissioni o video sui mezzi di comunicazione visivi.
All’inizio la televisione ha insegnato a leggere e a scrivere con "Non è mai troppo tardi", del maestro Alberto Manzi. (E' stato un insegnante, personaggio televisivo e scrittore italiano, fu scelto per presentare il suddetto programma, che lo rese conosciutissimo e che fu concepito come strumento di ausilio nella lotta all'analfabetismo. Il programma riproduceva in televisione delle vere e proprie lezioni di scuola primaria, con metodologie didattiche per l'epoca rivoluzionarie, dinanzi a classi composte di adulti, appunto analfabeti.)
In seguito ha comunicato la buona cucina con Mario Soldati .(E'stato uno scrittore, giornalista, regista cinematografico, sceneggiatore e autore televisivo italiano. Nel 1956, a due anni dalla nascita della televisione italiana, Soldati inventa il 'reportage enogastronomico' è infatti l'ideatore, regista e
conduttore dell'inchiesta televisiva: Viaggio lungo la Valle del Po alla ricera dei cibi genuini una delle trasmissioni più originali della TV degli inizi, considerata un documento d'importanza antropologica: con il Soldati del viaggio sul Po nasce in Italia la figura del giornalista enogastronomico. Proprio nel corso di quella trasmissione stabilisce un forte e duraturo legame con i luoghi del Po, dove ha ambientato, tra l'altro, tutti i Racconti del Maresciallo e con la provincia di Ferrara, nella quale si era già recato in precedenza per girare a Comacchio La donna del fiume con Sofia Loren, e con le specialità gastronomiche di quella terra. Dopo le anguille de La donna del fiume scopre la salama
da sugo della quale scriverà un famoso elogio. Con uno sguardo sempre attento all'identità italiana il suo viaggiare nel paese confluirà nel libro Vino al Vino < i tre volumi, del 1969, 1971 e 1976, verranno riuniti nel 2006 in un volume degli Oscar Mondadori > considerato da
alcuni uno dei più bei viaggi in Italia mai scritti.)
Ma ora non è più così, e al massimo, anche per la cultura gastronomica, si arriva al trito nozionismo dei giochi o di spettacoli di piazza. Un analfabetismo culturale che è ben spiegato da una celebre frase di Eugenio Montale quando affermò che “il rapporto tra alfabetismo e analfabetismo è costante, ma al giorno d’oggi gli analfabeti sanno leggere”. Una condizione che negli ultimi decenni è peggiorata, perché gli analfabeti culinari, dalle sempre più numerose nuove cattedre mediatiche televisive e dei siti informatici, insegnano agli altri quello che non sanno.
Considerando però, che la cultura nella televisione italiana, oggi come oggi scarseggia, e che il vecchio lavoro dei giornalisti lo fanno gli inviati di un tg satirico ( bravissimi ), voi mi direte in coro : " HAI SCOPERTO L'ACQUA CALDA !!! "
Eh già !!!
Bisognerebbe ricominciare per certi versi dall'inizio, cioè prima di tutto dalle scuole, dove il ruolo dei cuochi e delle cucine dovrebbe essere potenziato ( come era una volta ), non smantellato, dove ai ragazzini dovrebbero essere mostrati i cibi e dove si possono sentire gli odori di buono. D'infanzia.


Fonti: Accademiaitalianacucina.it, .Wikipedia.org, Lu Chef


Ed ora addolciamo il tutto con ........................



Il Ciambellone della nonna !!!

Ingredienti per 12 persone

3uova, 200 g di zucchero, 300 g di farina, 1 bicchiere di latte, 1/2 bicchiere di olio extra vergine d'oliva, buccia di limone grattugiato qb, 1 bustina di lievito, burro qb.

Preparazione

Accendete il forno a 175 gradi.
Mescolare con una frusta uova e zucchero, dopo di che aggiungete la farina setacciandola con un passino. Una volta che il composto è ben amalgamanto aggiungere il latte, l'olio e mescolare bene. Aggiungere un pò di buccia di limone grattugiato per dare il profumo ed imburrare lo stampo (ovviamente a forma di ciambella) per bene. Infine aggiungere il lievito ben setacciato, amalgamare molto bene, mettere nello stampo ed infonrare per 20/25 minuti.
Il ciambellone sarà pronto quando infilando uno stecchino lungo per spiedini, il legno dello stecchino è ben asciutto.
Togliere dal forno e lasciar freddare bene.
Per mantenere il vostro ciambellone morbido anche una volta iniziato, potete metterlo su un piatto coperto da un tovagliolo umido e il tutto (piatto compreso) chiuso in una bustina di plastica. Resterà come appena fatto!




domenica 2 settembre 2012

Stasera il mio ghost writer ( come lo chiama un mio amico ) ha voja de scazzarà.


Chi è cresciuto negli anni '80 alzi la mano !!!
Dai, ridiamo un po' della "scoperta" della maionese, della panna e della rucola, di quelli che volevano fare gli sboroni e mangiavano un risotto, che adesso, solo il pensiero di come veniva servito mi fa rabbrividire, di quelli che facevano vedere che capivano di vino, dei discotecari del sabato sera che bevevano i drink dell'epoca e dei ragazzini (ormai adulti) che hanno dato il via all'obesità dei bambini anche in italia. ( A parte i fast food, penso che le altre voci le ho vissute tutte :-)

Cocktail di scampi

Carpaccio rucola e grana

Tagliolini al limone

Risotto con le fragole

Penne alla vodka

Risotto allo champagne

Filetto al pepe verde

Profitterol

Panna cotta

Galestro capsula viola

Lancers e Mateus

Alexander cocktail

Gin fizz cocktail

Negroni cocktail

L’esplosione dei fast food


E nonostante tutto.........................
Se chiedete un po' in giro alle persone che si sono formate in quegli anni, dunque più o meno della mia età, sono convinto che vi risponderanno tutti quanti quello che risponderei io, cioè : "quegli anni sono stati la culla della creatività e dunque non possiamo far altro che parlarne bene.

E per chiudere, nulla di meglio.......




venerdì 31 agosto 2012

Ma Che Bello !!!


Stasera, girovagando nel web, ( o più precisamente su Taccuini Storici.it - Rivista multimediale curata in collaborazione con l' Accademia Italiana Gastronomia Storica dove si propongono storie e tradizioni della cultura gastronomica mediterranea ) mi son trovato a leggere questo articolo che parla di un vecchio libro.


L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa

di Olindo Guerrini

Fu poeta di larga notorietà nel secondo ‘800, bibliofilo e studioso di letteratura. Fra i suoi saggi monografici va segnalata “la tavola e la cucina nei secoli XIV e XV”, che rappresenta la prima rigorosa indagine sulla cucina italiana del medioevo. Più nota è tuttavia “L’arte di utilizzare gli avanza della mensa”, comparsa postuma nel 1918. Pubblicata sotto il nome di Stecchetti, perché Olindo Guerrini amava nascondersi dietro pseudonimi beffardi, questa raccolta fu realizzata sulla falsariga del libro del suo amico Artusi, comprese le bonarie e spiritose digressioni.
Ma mentre l’Artusi propone, grazie alle sue condizioni agiate, le più svariate sperimentazioni gastronomiche, il Guerrini illustra una cucina da “stecchetto”, allusiva della penuria alimentare dignitosa cui era condannato, dallo stipendio di bibliotecario presso l'Università di Bologna e dalle occasionali pubblicazioni.
Per avanzi si intendeva e si intende, tutto quello che rimaneva di non utilizzato non solo alla fine di un pranzo, ma anche dopo la preparazione di un piatto. Adoperare gli avanzi, oltre che ad ovvie ragione di economia, rispondeva anche a necessità gastronomiche, dato che ciò che se ne ricavava aveva la bontà e l’originalità di un piatto nuovo. Gli avanzi erano molto vari: pasta, riso, carne, pesce, verdure, uova, e il loro riutilizzo fece nascere: polpette, ragù, risotti, frittate, insalate, supplì, frittelle, ecc.


Ebbene si, è il mio primo libro di cucina, comperato a 12 anni, che ancora oggi ho nella mia libreria. Questo libro per me è stato importantissimo, sia perchè era il primo e sia perchè ha contribuito a farmi innamorare dei fornelli,  e sembra che fosse stato importante anche per l'epoca!  Ed io lo scopro solo ora ! e dunque dico, "era tutto scritto !" e voi direte, "questo è tutto scemo !"ma non fa niente.
Se non è poesia questa !!!

P.s  E senza considerare la coincideza del nome, ma anche del cognome ! Ma questo ve lo spiegherò prossimamemte